mercoledì 27 febbraio 2008

domenica 24 febbraio 2008

Case & Stili: Temi degli episodi



Tralasciando ogni commento sull'ispirazione offerta dalla foto di Giorgio e me fuori dallo studio di SitCom al termine delle registrazioni che invitava gli autori di Case & Stili a cambiare il nome del programma in "I due Figoni" cercherò di essere estremamente serio e puntuale nell'esporre sinteticamente gli argomenti trattati nelle singole puntate:

EPISODIO 1
Lunedì 25 febbraio ore 19.30 e 23.30

Nella prima puntata dal titolo "Segni di Design: Arredi Ipertecnologici" in onda lunedì 25 presenteròalcuni dei progetti ideati e realizzati in quest'ultimo anno tra cui la seduta LaDinDon quindicimillimetri e Gulp! e la lampada animata realizzata con la collaborazione del CNR-IENI di Lecco.
Il tema della puntata è quello della contaminazione ossia della opportunità per il designer o architetto di esplorare territori estranei al proprio campo applicativo, di sperimentare idee tipologicamente inusuali o materiali e soluzioni progettuali mutuate da discipline assolutamente antipodiche rispetto alle nostre. Tutto questo non per una sterile ricerca di performance ma con il fine di concretizzare idee, sensazioni ed emozioni attraverso progetti ed oggetti fortemente innovativi sia dal punto di vista concettuale che formale. Si potranno vedere, oltre ad alcune immagini delle più recenti esposizioni a Roma, Londra e Madrid cui Stanco ha partecipato alcuni scatti inediti delle fasi di progettazione sviluppo e ricerca.

EPISODIO 2
Venerdì 29 febbraio ore 19.30 e 23.30

Nel secondo episodio dal titolo "Segni in Bianco: Il Bianco negli Interni" in onda venerdì passeremo in rassegna quattro progetti architettonici in cui l’essenzialità del segno e dell’approccio compositivo è esaltata dalla cromia rigorosamente bianca dei fondi e dei volumi ambientali in relazione con luci, ombre, pieni e vuoti. Non si tratta di ambienti architettonici intesi e progettati in senso “modernista” ma concepiti quasi con intenzionalità barocca, alla ricerca continua e permanente di un equilibrio potenziale tra spazio e uomo. Sono spazi che vanno percorsi con lo sguardo, nei quali occorre camminare, vivere, giocare lasciarsi trascinare in un linguaggio di forme e colori diversi da ogni angolo visuale per una esperienza di relazione sempre nuova nel tempo. Partendo dalla bianchissima sala d'attesa della Space Station V di "2001 Odissea Nello Spazio" si "percorreranno"i alcuni interni: "A Space Odyssey House" di Torino e "Hi Fi House" a Piacenza e la "Box House" di Reggio Emilia e una abitazione privata a Salsomaggiore Terme: "IV House"

EPISODIO 3
Giovedì 6 marzo febbraio ore 19.30 e 23.30

Il Terzo faccia a faccia dal titolo "Segni e colori" in onda giovedì 6 marzo avrà come protagonisti due progetti in cui lo spazio viene definito attraverso una interazione di volumi e colori. Il tema potrebbe condurre ad una sorta di sperimentazione sulla decostruzione organica ovvero su un approccio progettuale che “motiva” le dinamiche e le tensioni aggregative e disgregative all’interno degli spazi attraverso logiche di autonecessità o evoluzione formale. Il progetto “fotografa” un istante preciso di questa mutazione, tentando di cogliere l’attimo in cui vi è equilibrio tra le forze disgregative e aggregative, tra l’esplosione formale e la staticità costruttiva. Anche in questo caso la definizione di tale istante non è arbitraria ma al contrario motivata dalla funzione, intesa come presenza dell’uomo nello spazio costruito come forza “agente” in relazione di scambio con lo stesso. E’ l’uso da parte dell’uomo, le sue necessità fisiche ed emotive che congelano una esplosione altrimenti inarrestabile in un istante preciso e definito. In questa puntata "Elfostudio" un particolarissimo studio di registrazione nelle campagne piacentine e la "Kiko's House" un restyling in chiave "organica" di una scuderia di inizio novecento.

Buon divertimento!

rO

Romolo Stanco su SKY



Canale Leonardo 418
Lunedì 25 febbraio, venerdì 29 febbraio e giovedì 6 marzo
Tre interviste della durata di trenta minuti ciascuna nella Trasmissione "Case & Stili" condotta da Giorgio Tartaro.

Puntata 1
lunedi 25 febbraio ore 19.30 - 23.30
martedi 26 febbraio ore 12.30

Puntata 2
venerdi 29 febbraio ore 19.30 - 23.30

Puntata 3
giovedi 6 marzo ore 19.30 - 23.30
venerdi 7 marzo ore 12.30


Lunedì 25 Febbraio partirà la nuova edizione della trasmissione "Case & Stili" condotta da Giorgio Tartaro in onda sul canale Leonardo 418 di SKY.
Avrò l'onore di "sverginare" la nuova serie della trasmissione con tre puntate in cui avrò modo di presentare il mio approccio alla progettazione nel campo dell'architettura e del design in un percorso tra i miei progetti più recenti.
Giorgio Tartaro, conduttore della trasmissione in onda su SKY oltre che uno dei più autorevoli giornalisti di design e architettura italiani (vanta collaborazioni con La Repubblica, Domus e altri...) è un tipo davvero divertente, simpatico e competente.
Si è creato subito un bel feeling, spero che emerga nelle trasmissioni...
Tra chiacchiere filosofiche, alti voli pindarici e qualche battuta da avanspettacolo credo che abbiamo dato vita a tre episodi interessanti vari e divertenti. Nessuno dei due aveva voglia di portare gli spettatori a scuola di architettura e mi auguro che l'intenzione abbia trovato una manifestazione altrettanto chiara nelle tre puntate che vedrete (se ne avrete voglia...) da oggi al 6 febbraio.

rO

sabato 19 gennaio 2008

Be Come Real @ Hotel Nhow! Milano











A questo indirizzo GALLERY potete vedere alcune immagini del party di inaugurazione di giovedì al Nhow! e della istallazione "Plastico Amor Pulsante" al quarto piano.
Certo, molto meglio fare un salto in via Tortona ad azionare con le vostre amorevoli mani il "Plastico Pulsante": tutta la mostra, come sempre, vale la visita.

Nelle immagini qui sopra uno scorcio dell' istallazione "Plastico Amor Pulsante" in cui quattro lampade animate V/a.g.r.a. penzolano inermi su quattro Barbie diversamente abbigliate (a rappresentare metaforicamente differenti tipologie femminili) in attesa di essere "azionate" con il plastico pulsante rosso e prendere "vita" grazie alla curiosità di qualche intraprendente visitatore della mostra attratto e ispirato dal suo "tipo" preferito.
Le ultime tre invece sono alcune immagini dell'allestimento del secondo piano con le sedie Gulp! apparse proprio oggi in un servizio sulla mostra al Nhow! sul canale satellitare LUXE TV (817 SKY).

venerdì 18 gennaio 2008

Plastico Amor Pulsante @ Nhow! Hotel Milano



Ieri alle 19 si è aperta una nuova esposizione presso l'hotel Nhow! di Milano.
La mostra, dal titolo BE COME REAL, curata dal dipartimento artistico dell’hotel gestito da Vanina Schenone e Elisabetta Scantamburlo, raccoglie una serie di giovani artisti differenti per soggetto e stile, ognuno dei quali porta al nhow la sua particolare visione delle figlie di Eva.
L’illusione della bellezza e dell’apparire, così come ci vengono presentate dal mondo della moda viene smascherata nella sua fragilità.
Giovane, vecchia, oggetto, lavoratrice, ironica, critica, erotica, drammatica,… la donna sarà la regina per tre mesi, l’hotel il suo castello.
Sono stato invitato a presentare, al quarto piano del prestigioso hotel/galleria, una istallazione attinente al tema della mostra in cui fossero protagoniste le lampade animate V/a.g.r.a. da me disegnate.

Il tema, ottimamente proposto e gestito da Vanina ed Elisabetta, mi ha offerto la possibilità di giocare con un concetto a cui sono molto affezionato:"l'illusorietà dell'apparenza"
Calma calma niente di troppo complesso, solo un presupposto spesso considerato incrollabile ma ancor più spesso poco attinente alla realtà delle cose.
Capita che la nostra esperienza, cultura, conoscenza ci trasformino in esseri molto convinti, sicuri e certi della nostra capacità di osservazione e interpretazione di ciò che ci circonda.
Questo a volte ci fa scivolare, senza che neppure ce ne accorgiamo, in canali interpretativi obbligati conducendoci a conclusioni apparentemente ovvie.
Massimo Piattelli Palmarini chiama questi processi "tunnel della mente" e nell'interessante libro "L'illusione di sapere" spiega quanto sia diffusa questo ingannevole processo mentale: a tutti capita di esseri convinti di sapere, e invece di sbagliare, perché verso l'errore il nostro pensiero è inconsciamente incanalato da "tunnel mentali" - come Palmarini li chiama - a noi connaturati. E restarne fuori non è difficile soltanto per l'uomo della strada: a quanto egli riferisce, persino "i Nobel" sono facilmente vittima di quelle che - in analogia con le "illusioni ottiche" - sono state chiamate "illusioni cognitive".

Ho scomodato niente di meno che il il fondatore del Dipartimento di Scienze Cognitive dell'Istituto San Raffaele di Milano, per raccontare lo stimolo che mi ha portato all'elaborazione dell'istallazione presentata al Nhow!
Il percorso in realtà mi affascina come criterio generale di "progettazione" intesa in senso lato, ossia come "idea" che genera forme.
"Plastico Amor Pulsante" è una definizione multi interpretativa di una "realtà" costruita su più livelli di lettura.
L'istallazione si compone di quattro elementi differenti: le quattro proboscidi di nylon e silicone penzolanti della lampada V/a.g.r.a. che cedono inermi alla forza di gravità proprio sopra alla testa di quattro bambole di plastica variamente abbigliate e accessoriate a rappresentare in modo simbolico un "campione" di tipologia femminile.
Al di sopra delle lampade un grosso "pulsante" di plastica rossa induce ed invita a una interazione attiva.
Il paradosso dell'ambiguità linguaggio si trasforma in una componente di "confusione" ulteriore...

Ma cos'è allora il "Plastico Amor Pulsante"? Un pulsante (sostantivo) rosso di plastica o un pulsante (aggettivo) amore per una bambola di plastica?
Forse semplicemente entrambe le cose, forse l'ovvietà dalla risposta sta nel fatto che occorre rompere uno schema istintivo per andare oltre la lettura e oltre il linguaggio, per lasciarsi guidare dalla curiosità e dall'istinto di scoprire cosa si nasconde dietro le parole.
Ed ecco che entra a far parte del gioco l'azione o meglio l'interazione, che si cerca il modo di premere il rosso pulsantone inerpicandosi sulla pedana rialzata.
Ecco che ognuno sceglierà la sua Barbie preferita la guarderà da vicino, la toccherà...insomma entrerà in un rapporto di dialogo, di scoperta sensoriale e non solo di osservazione.

Ecco che qualcuno riuscirà a schiacciare il rosso pulsantone (attenzione, niente dice che devi farlo...) e qualcosa accadrà.
Nascerà un movimento, la plastica prenderà vita, si animerà provocando una reazione di calore, di energia. La luce cambierà i colori, le ombre, e tutto apparirà diverso.
Ciò che era morto e statico sarà animato dalla luce e dal movimento, le bambole di plastica splenderanno come sotto ai riflettori di una passerella.
Tutto per alcuni istanti, alcuni brevi secondi in cui la realtà apparirà diversa da ciò che sembrava ma forse per quei pochi istanti sarà diventata davvero quel che è.

Non è facile spiegarlo con le parole, è solo una semplice una esperienza e per ciascuno sarà diversa.
Una esperienza fatta di colori, di luci, di forme e di oggetti.
Di colori che mutano, di luci che nascono di forme che prendono vita e di oggetti che diventano organismi animati.
Che tutto ciò possa provocare una reazione non sta scritto da nessuna parte ma può accadere.
D'altra parte non esiste un solo modo no?
:-)

rO.

domenica 16 dicembre 2007

Il futuro che è passato di Olivier Mourgue



Sono passati ormai sette anni da quel famoso "2001" in cui HAL 9000 si ribellava agli ordini dei suoi creatori umani prendendo il comando della missiione nota a tutti come Odissea nello Spazio.
Oggi quella data rappresenta il passato.
Nel 1968, anno in cui vide la luce il Film, Kubrick immaginava gli spazi del futuro descritti nel racconto di Clarke in modo netto ed indistinto.
Chi non ricorda la sala d'attesa bianca della Space Station V con i divanetti rossi, le illuminazioni neutre e fredde degli spazi, dei corridoi o della stanza d'albergo in cui Bowman si ritrova catapultato tra cornici e stucchi barocchi e la teatrale neutralità del più assoluto dei bianchi?
Ma oggi, sette anni dopo quell'immaginario futuribile gli spazi in cui abitiamo e gli oggetti che usiamo sono forse più vicini a quelli del 1968 che alle visioni di Kubrick.
L'autore di quei fantastici divanetti rossi (per la cronaca si chiamano Djinn) che farebbero gridare al miracolo (almeno me...) anche al prossimo salone del Mobile è un designer francese, tale Olivier Mourgue, assai meno noto degli Jacobsen o dei Panton coevi ma che con quella seduta tanto semplice quanto rivoluzionaria ha segnato l'immaginario del futuro del design. Forse per questo Olivier Mourgue (che ha studiato in finlandia e svezia...strana cosa no?) non ha avuto il "futuro" che la sua mano avrebbe meritato o forse la sua intuizione ha "ispirato" tanti designer (del terzo millennio) che senza saperlo gli devono molto più di quanto immaginano.
Tra l'altro il Djinn non è stato disegnato per il film ma ben tre anni prima nel 1965 Mourgue lo aveva disegnato insieme a una serie di sedute ispirate dallo stesso principio.
Più volte ho inserito quel divanetto in miei progetti a volte sono stato anche molto vicino a comprarne uno (non è che costi uno sproposito...).
E' rarissimo si trova in qualche asta, rarissimamente su ebay e quasi mai in rosso. Lo produceva la Airborne, francese come Mourgue che oggi (a quanto è dato di sapere) ha chiuso il suo studio e vive in una piccola città della bretagna.
Io lo ringrazio, e ogni volta che rivedo quel film penso che molti dei miei stimoli, delle mie motivazioni, delle mie riflessioni e del mio modo di vedere il progetto di architettura e design siano debitori a quella intuizione, a quell'unico pezzo che ha creato in un attimo il nostro futuro.
Alla faccia del "progetto"!

http://www.oliviermourgue.com/

venerdì 9 novembre 2007

Architettura vs. Design



Qualche tempo fa, rispondendo alle domande di una giornalista che non conoscevo, mi sono trovato difronte a un dilemma abbastanza ostico.
La questione è se mi diverto di più a fare l'architetto o il designer.
Ho "nicchiato" con cortesia per qualche minuto ma dovevo dare una risposta e che fosse anche minimamente sensata!
Il fatto è che nel mio approccio design e architettura sono assolutamente sovrapponibili. Hanno entrambe esigenze funzionali da soddisfare, caratteristiche formali da definire, suggestioni ed emozioni da suscitare...entrambe hanno un contesto di riferimento (la città, un'abitazione...) e tutte e due "prevedono" l'interazione con l'uso.
Rem Koolhaas ha pubblicato i suoi lavori in un libro in cui progetti e composizioni sono sistemate secondo la scala: "S,M,L,XL" e sollecitato sulle differenze tra i lavori condotti a diverse scale di grandezza ha risposto: "lavorando in tanti ambienti diversi e con le più diverse condizioni, il lavoro finito deve essere anch’esso diverso".
E ha centrato in pieno l'argomento.
Visto che durante l'intervista ho avuto la "botta di fortuna" di guardare verso la mia libreria e intravedere la sontuosa costa della copertina del citato librone del direttore di OMA, con un guizzo felino ho imbastito una risposta molto convincente per la quale grossomodo rigiravo la domanda su se stessa e affermavo che non è la scala dimensionale a rendere più o meno divertente un progetto ma la sfida che si apre tra il progettista, le sue idee e i risultati che raggiungerà.
L'approccio, il modo non necessariamente rigoroso e accademico di intraprendere un progetto crea continui stimoli. L'idea di Koolhaas per cui "necessariamente ogni lavoro DEVE essere diverso" è profondamente innovativa. Tempo, condizioni, ambienti variabili insomma DEVONO interagire PER FORZA nella creazione di un progetto. L'architettura ha come rischio ulteriore quello dei suoi "tempi di realizzazione" il design ha dalla sua il confronto con una tecnologia in continua evoluzione.

Un paio di giorni dopo ho riflettuto meglio sulla domanda:
Ho il privilegio di fare un mestiere in cui posso chiedermi "in che modo mi DIVERTO di più."
Mica banale come concetto?

nell'immagine il progetto definitivo per il nuovo quartier generale della società "Il Sole" uno dei progetti architettonici cui sto attualmente lavorando.

rO.